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lunedì 1 gennaio 2018

Bagnasco, Angelo (1943- ), vescovo, arcivescovo, cardinale di S.R.C.

Bagnasco Angelo
Vescovo di Pesaro (1998-2000)
Arcivescovo metropolita di Pesaro (2000-2003)
Arcivescovo ordinario militare per l'Italia (2003-2006)
Arcivescovo metropolita di Genova (2006- )
Cardinale del titolo della Gran Madre di Dio (2007- )

Christus spes mea

Blasonatura/descrizione
Troncato in scaglione di rosso e d'azzurro: nel 1 alla croce di Malta d'oro; nel 2 d'azzurro, ad una M ed una A maiuscole, sovrapposte e coronate d'oro


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Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org


Riferimenti araldici
pagina di it.wikipedia.org (Armoriale dei vescovi italiani)

Fonti immagini
01 pagina di www.chiesadigenova.it
02 pagina di www.confraternita-sgbg.it
03 pagina di www.gallese.com

Lo stemma e il motto sono così presentati nella pagina di www.chiesadigenova.it
Il dono della vita del Signore Gesù Cristo che si compie nel Sangue della Croce (Croce di Malta su sfondo rosso) rende l'uomo figlio di Dio. Maria Madre di Cristo e della Chiesa, accompagna l'umanità con la sua materna tenerezza e intercessione
(Monogramma su sfondo azzurro).
A "Cristo nostra speranza", unico Salvatore del mondo, gloria nei secoli.

sabato 2 dicembre 2017

Marcianò, Santo (1960- ), arcivescovo

Santo Marcianò
Arcivescovo di Rossano-Cariati (2006-2013)
Ordinario militare per l'Italia (2013- )

Magnificat anima mea Dominum

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
pagina di www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it

Lo stemma e il motto sono così presentati nella pagina di www.ordinariatomilitare.chiesacattolica.it
Nello stemma è rappresentata l'immagine del pellicano che nutre i propri figli con il sangue che sgorga dal suo cuore. La simbologia cristologica del pellicano trae origine, in particolare, dall'Adoro te devote, antico canto eucaristico attribuito a San Tommaso d'Aquino, che recita:
«Pie pellicane, Iesu Domine, me immundum munda tuo sanguine; cuius una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere».
Le parole di questo canto hanno fatto del pellicano uno dei simboli eucaristici per eccellenza. L'iconografia cristiana, a partire dal Medioevo, ha usato l'immagine del pellicano come allegoria di Cristo che sulla Croce viene trafitto al costato perdendo sangue e acqua fonte di vita per gli uomini. Con questo simbolo, dunque, viene evidenziato il sacrificio di Cristo, la sua totale abnegazione, la sua morte in croce e l'amore del Padre che invia il proprio Figlio a versare il suo sangue per la nostra salvezza. Il Pellicano diventa, perciò, figura della Redenzione operata da Cristo, icona dell'amore, del dono totale di sé, simbolo dell'amore paterno di Dio.
Dante nella Divina Commedia accosta la scena dell'Ultima Cena, dove l'apostolo Giovanni china il capo sul petto del Maestro, con la figura del pellicano: «Questi è colui che giacque sopra'l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto» (Divina Commedia, Paradiso, canto XXV, 112-114).
In questo stemma il pellicano è rappresentato in argento, smalto simbolo della trasparenza, della Verità, sottolineando il messaggio di salvezza che il Signore proclama nel rispondere a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).
Il campo dello scudo è in azzurro, simbolo della incorruttibilità del cielo; rappresenta il distacco dai valori terreni e l'ascesa dell'anima verso Dio.
La croce doppia, arcivescovile (detta anche patriarcale) con due bracci traversi all'asta, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo è una croce trifogliata con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.
Il motto riprende le parole d'inizio del Magnificat (Lc 1, 46) con cui la Vergine, dopo il saluto di Elisabetta, inneggia al Signore.
Il Magnificat (cf Lc 1, 46-55), cantico che si ispira a quello di Anna riportato nell'Antico Testamento (cf 1 Sam. 2, 1-10), è un canto che rivela la spiritualità degli anawim biblici, ossia di quei fedeli che si riconoscevano poveri non solo nel distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere, ma anche nell'umiltà profonda del cuore, spoglio dalla tentazione dell'orgoglio, aperto all'irruzione della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat è, infatti, marcato da questa umiltà, in greco tapeinosis, che indica una situazione di concreta umiltà e povertà.
L'anima di questa preghiera è la celebrazione della grazia divina che ha fatto irruzione nel cuore e nell'esistenza di Maria, rendendola Madre del Signore. Nelle parole del Magnificat ella non vede il segno della grandezza sua, ma di quella del suo Signore. «L'anima mia megalùnei, magnificat, fa grande il Signore». Maria si annienta di fronte a Dio per cantare la lode della Sua onnipotenza e misericordia.
L'intima struttura del suo canto orante è la lode, il ringraziamento, la gioia riconoscente. La Madonna con questa lode del Signore dà voce a tutte le creature redente che nel suo fiat, e così nella figura di Gesù nato dalla Vergine, trovano la misericordia di Dio.
Nel ricordare le opere divine il canto del Magnificat evidenzia lo stile a cui il Signore della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che vedono trionfare i superbi, i potenti e i ricchi. Eppure la sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono i veri prediletti di Dio: Coloro che lo temono, fedeli alla sua parola; gli umili, gli affamati, Israele suo servo, ossia la comunità del popolo di Dio che, come Maria, è costituita da coloro che sono poveri, puri e semplici di cuore. E così questo canto ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere realmente membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità del cuore, nell'amore di Dio.

martedì 7 novembre 2017

Pintonello, Arrigo (1908-2001), vescovo, arcivescovo

Arrigo Pintonello
Arcivescovo Ordinario Militare per l'Italia (1953-1965)
Arcivescovo, Vescovo titolare di Teodosiopoli di Arcadia (1953-1967)
Amministratore apostolico di Velletri (1965-1967)
Arcivescovo, 1° Vescovo di Terracina-Latina, Sezze e Priverno (1967-1971)
Arcivescovo, Vescovo emerito di Terracina-Latina, Sezze e Priverno (1971-2001)

Veritas in caritate

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org
pagina di www.archiviosezze.it

Fonti immagini
pagina di www.archiviosezze.it (© Archivio Capitolare della Cattedrale di Sezze)