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domenica 8 settembre 2024

Pecci, Anselmo Filippo, O.S.B. (1868-1950), vescovo, arcivescovo

Anselmo Filippo Pecci
Ordine di San Benedetto
Vescovo di Tricarico, 1903-1907
Arcivescovo di Acerenza e Matera, 1907-1945
Arcivescovo titolare di Soteropoli, 1945-1950

Hinc dulce

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Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org

Fonti immagini
01 pagina di www.archeoclubcerignola.com
02 scheda di catalogo.beniculturali.it

venerdì 22 dicembre 2017

Bruno di Samone, Amedeo (1754-1838), vescovo

Amedeo Bruno di Samone
1° Vescovo di Cuneo (1817-1838)

Blasonatura/descrizione
[?] Partito abbassato sotto un capo: nel 1° di ...; nel 2° di  ... a tre bande di ...; col capo di ... all'aquila spiegata coronata di ...


Fonti biografiche
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti araldiche
pagina di it.wikipedia.org

pagina di www.cognomix.it

Fonti immagini
stemma sul frontespizio della lettera pastorale stampata a Roma nel 1817

mercoledì 6 dicembre 2017

Ursi, Corrado (1908-2003), vescovo, arcivescovo, cardinale di S.R.C.

Corrado Ursi
Vescovo di Nardò (1951-1961)
Arcivescovo metropolita di Acerenza (1961-1966)
Arcivescovo metropolita di Napoli (1966-1987)
Cardinale del titolo di San Callisto (1967-2003)

Grana multa una Hostia


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Blasonatura/descrizione
[?] D'azzurro alle cinque spighe d'oro poste a ventaglio accollate all'impugnatura da una rotella d'argento caricata dalle lettere IHS di nero, la H attraversata in palo da una croce latina dello stesso.

D'azzurro all'ostia di argento caricata dal monogramma bernardiniano e attraversante su cinque spighe recise di grano poste a ventaglio

D'azzurro all'ostia di argento caricata dal monogramma bernardiniano e attraversante su cinque spighe recise di grano poste a ventaglio, al capo abbassato di rosso alla lucerna d'oro accesa di tre fiamme al naturale caricata da uno scudetto rotondo d'azzurro, alla croce d'argento ed accostata da due stelle si sei punte dello stesso

Troncato: nel 1° di rosso alla lucerna d'oro accesa di tre fiamme al naturale caricata da uno scudetto rotondo d'azzurro, alla croce d'argento ed accostata da due stelle si sei punte dello stesso; nel 2° d'azzurro all'ostia di argento caricata dal monogramma bernardiniano e attraversante su cinque spighe recise di grano poste a ventaglio

Riferimenti araldici
Maurizio Carlo Alberto Gorra, Seicento anni di stemmi. La cronotassi araldica dei presuli neritini, in Sancta Maria de Nerito : arte e devozione nella Cattedrale di Nardò, a cura di Daniela De Lorenzis, Marcello Gaballo, Paolo Giuri, Galatina, Congedo, 2014, pp. 15-69 (online alla pagina di www.academia.edu)

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
01 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it
02 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it
03 pagina di www.noha.it

Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2020

sabato 18 novembre 2017

Sirufo, Francesco (1961- ), vescovo

Francesco Sirufo
Amministratore diocesano di Tursi-Lagonegro (2015-2016)
Arcivescovo di Acerenza (2016- )

Via veritas et vita




Blasonatuta/descrizione
Partito, d’azzurro: nel 1° al chrismon in forma di croce latina, accostato dalla lettera maiuscola M a destra e due chiavi addossate e decussate a sinistra, il tutto d’oro; nel 2° al monte all’italiana di tre cime d’argento, nodrente un roveto ardente al naturale, e fondato sulla campagna di tanè caricata di una fascia ondata d’argento

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Riferimenti araldici
pagina di www.diocesitursi.it

Fonti immagini

pagina di www.tursitani.it

Lo stemma e il motto sono così presentati da Don Antonio Pompili, socio ordinario dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, nella pagina di www.diocesitursi.it
Lo stemma di Mons. Sirufo, vuole essere una sintesi grafica che faccia riferimento alle sue origini e, sia pure velatamente, al suo nome, oltre che ai suoi valori spirituali e alla sua missione. 
Nel 1° quarto troviamo una composizione, ispirata a un graffito di una catacomba romana: al centro il chrismon (XP), monogramma di Cristo che richiama  in modo immediato il mistero della redenzione operato nel sacrificio glorioso della croce; da un lato la lettera M, che anche nell’araldica ecclesiastica, a partire dal noto stemma di San Giovanni Paolo II, si è imposta come riferimento privilegiato alla Beata Vergine Maria, Madre di Cristo e della Chiesa; dall’altro lato le chiavi petrine, chiaramente allusive a San Pietro e al ministero petrino, sul quale come fondamento sicuro il Signore ha voluto edificare la sua Chiesa.   Nel 2° quarto troviamo la campagna (così si chiama nel linguaggio blasonico la pezza araldica che occupa la terza parte inferiore dello scudo) di tanè, colore che non è tra quelli convenzionali per l’araldica (che ne conosce solo 5: rosso, azzurro, verde, porpora, nero), caricata di una fascia ondata d’argento. Sta a rappresentare la terra con un rivolo, in riferimento alla Terra promessa, alla terra della Basilicata. Il pensiero va al fiume Giordano, ai fiumi della Basilicata, ma anche, ad un livello teologico-spirituale, al Battesimo, alla vita, alla grazia. 
Il monte di tre cime ancora una volta fa riferimento alla storia della salvezza: al monte Sinai, il monte della rivelazione divina a Mosè e dell’incontro di Elia con il Signore, al Calvario, ma anche i monti della Basilicata, e il monte di Acerenza. Il roveto ardente, a ricordo della rivelazione del nome divino (tetragramma sacro: IHWH) a Mosè, inviato per liberare il popolo di Dio, richiama anche Cristo crocifisso, il mistero eucaristico, la maternità verginale di Maria, il fuoco dello Spirito, cioè l’amore di Dio riversato nei cuori dei credenti in Cristo. Ma la figura vegetale ardente dà allo stemma anche il valore di un’arma ‘parlante’, visto che il triconsonante ebraico SRF ‘ardere’, (da cui ‘ardente’, e anche ‘serafino’) ha assonanza con Sirufo.
Infine notiamo che il colore del campo è d’azzurro: si riferisce al cielo, dunque a Dio e alla Vergine.
Il motto riprende una delle più famose autorivelazioni di Gesù nel Quarto Vangelo: “Ego sum Via, Veritas et Vita” (Gv 14,6). In questa solenne affermazione, nella quale Cristo sintetizza il mistero della sua divinità e la sua missione nel mondo, ritroviamo oltre all’espressione tipica della rivelazione di Dio nell’AT (l’ “IO SONO” del Sinai), la composizione VIA VERITAS ET VITA, quasi a voler mettere insieme essenza ed esistenza, dottrina e prassi, verità e misericordia.