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giovedì 10 febbraio 2022

O'Brien, Edwin Frederick (1939- ), vescovo, arcivescovo, cardinale di S.R.C.

Edwin Frederick O'Brien
Vescovo ausiliare di New York, 1996-1997
Vescovo titolare di Tizica, 1996-1998, titolo persona di Arcivescovo dal 1997
Arcivescovo ordinario militare per gli Stati Uniti d'America, 1997-2007
Arcivescovo metropolita di Baltimora, 2007-2011
Pro-gran maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, 2011-2012
Cardinale diacono di San Sebastiano al Palatino, 2012
Gran maestro dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, 2012-2019

Pastores dabo vobis


02 (arcivescovo di Baltimora)

03 (ordinario militare per gli USA)

04 (vescovo ausiliare di New York)

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
01 post della pagina Facebook di Marco Foppoli
02-04 pagina di www.heraldry-wiki.com

venerdì 3 aprile 2020

Monastero di San Silvestro in Montefano

Monastero di San Silvestro in Montefano
(Fabriano, Ancona)


Riferimenti
sito ufficiale

Congregazione silvestrina dell'Ordine di San Benedetto

Ordo Sancti Benedicti de Montefano (O.S.B.Silv.)

La Congregazione Benedettina Silvestrina (o Ordine di Monte Fano) è uno dei rami dell'Ordine di San Benedetto.
Fu fondata da san Silvestro Guzzolini (1177ca-1267) che, canonico del Duomo di Osimo, dopo aver scelto la Regola di San Benedetto optò per un monachesimo con un carattere accentuato di solitudine, di austerità e di semplicità. Lasciato nel 1231 l'Eremo di Grottafucile, si reca sul Monte Fano, nei pressi di Fabriano, per edificarvi un monastero ottenendo nel 1248 l'approvazione pontificia che facilita la diffusione della nuova congregazione, anche grazie all'intensa opera di predicazione che i monaci affiancano alla vita eremitica e di preghiera.

Riferimenti
pagina di it.wikipedia.org
sito ufficiale
altro sito

Riferimenti araldici
pagina di www.araldicavaticana.com


1610 (03)

1613 (04)

1626 (02)

1626 (05)

Fonti immagini
01 pagina di it.wikipedia.org
02 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it
03 frontespizio della Regola di S. Benedetto con le costituzioni de' monaci di Montefano, detti ... stampata a Camerino nel 1610
04 frontespizio della Breve cronica della congregatione de' Monaci Silvestrini, dell'ordine di S. Benedetto... di Sebastiano Fabrini, stampata a Camerino nel 1613
05 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it

martedì 26 febbraio 2019

Castellucci, Erio (1960- ), arcivescovo

Erio Castellucci
Arcivescovo metropolita-Abate di Modena-Nonantola (2015- )
Amministratore apostolico di Carpi (2019- )

Adiutores gaudii vestri

Blasonatura/descrizione
Interzato in pergola. Nel primo: troncato fiammeggiato; in a): d’argento alla stella (8) d’azzurro, in b): di rosso pieno; nel secondo: d’azzurro, alla Croce di S. Geminiano d’argento; nel terzo: d’oro al pastorale sovrapposto alla lettera M diaprata e accollato dalla lettera S più piccola (monogramma di S. Mercuriale), il tutto di rosso.

Interpretazione simbolico-teologica dello stemma dalla pagina di gazzettadimodena.gelocal.it
Lo stemma è contraddistinto da uno scudo interzato in pergola, cioè a forma di Y, ed è caratterizzato da simboli che rimandano al cuore delle Comunità cristiane forlivese e modenese. Per la prima la Madonna del Fuoco e san Mercuriale; per la seconda la Croce di san Geminiano. I metalli (oro e argento) e gli smalti (azzurro e rosso) compongono nei loro accostamenti i colori della città di Modena (oro e azzurro) e di quella di Forlì (argento e rosso).
Il tutto è corredato dalle insegne proprie dell’Arcivescovo metropolita: il galero ovvero il cappello verde a tesa larga, con dieci fiocchi pendenti per lato, la croce a due traverse (dignità arcivescovile), il pallio e il cartiglio con il motto Adiutores gaudii vestri.

Motto: Adiutores gaudii vestri

Il motto scelto dal nuovo pastore di Modena-Nonantola, Collaboratori della vostra gioia, è tratto dalla seconda lettera di san Paolo ai Corinti (2 Cor. 2,24), ritenuta dall’arcivescovo eletto Erio come «una delle sintesi più riuscite del ministero». La lettera segue probabilmente momenti di forte tensione sorti fra i cristiani di Corinto e l’apostolo Paolo; il quale, evidenziando il fine del suo ministero e rafforzando paternamente il legame ecclesiale ritrovato, afferma: «Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siate saldi».
Il versetto paolino e il motto ruotano attorno al tema della gioia, lo stesso che introduce le linee programmatiche per il cammino della Chiesa nei prossimi anni indicate da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium. Gioia che consiste nella consapevolezza del cuore e della mente di sapersi amati da Dio: «il Dio che ha manifestato il suo immenso amore in Cristo morto e risorto». Causa e protagonista principale di questa gioia è Dio-Comunione.

Primo  campo
Il primo campo dello scudo, troncato e fiammeggiato, è contraddistinto da una stella azzurra ad otto punte su fondo argento e rosso: nel suo insieme esprime simbolicamente l’immagine della Madonna del fuoco, patrona della diocesi di Forlì-Bertinoro. Nel febbraio 1428 scampò miracolosamente al devastante incendio che distrusse completamente la scuola in cui era esposta.
La stella azzurra a otto punte è uno dei simboli caratterizzanti l’iconografia mariana. Di derivazione astronomica, esso evoca il pianeta Venere, l’astro più luminoso che precede il sorgere del sole. La consuetudine di raffigurare Venere come una stella a otto punte deriva dalla sua intensa luminosità che con il ciclo delle sue fasi corrispondenti a otto anni terrestri era facilmente associabile al numero 8, simbolo sacro dell’infinito e del femminino. Il cristianesimo reinterpreterà il simbolismo femminile del pianeta Venere facendone un attributo tipicamente mariano. Come il pianeta venere precede e annuncia al termine della notte il sorgere del Sole, così Maria precede e permette l’incarnazione di Dio in Gesù Cristo, Sole di Giustizia.
Il riferimento al disastroso incendio dal quale risultò emergere intatta l’immagine di Maria con il Bambino è rappresentato dal rosso fiammeggiante. Il colore rosso, simbolo di gioia, forza e passione, con il cristianesimo evocherà il sangue versato di Cristo e quindi l’amore gratuito di Dio fatto uomo per l’umanità. La fiamma evoca anche lo Spirito Santo disceso su Maria e gli Apostoli nel giorno di Pentecoste, inaugurando così l’attività missionaria della Chiesa.

Secondo campo
Sul secondo campo, d’azzurro, campeggia la croce di san Geminiano vescovo di Modena. L’azzurro è un inequivocabile rimando agli spazi smisurati del cielo e proprio per la sua origine celeste nel linguaggio religioso di ogni tempo richiama Dio stesso e i desideri più alti dell’uomo. Per l’uomo biblico Dio è il suo cielo, colui che è in grado di adempiere le sue nostalgie e aspirazioni più autentiche. Il cielo rappresenta Dio e in Gesù il Cielo si fa definitivamente prossimo ad ogni uomo manifestando se stesso come Amore stabile e crocefisso. Sulla croce Cristo si lascia inghiottire dall’abisso oscuro della morte per poi uscirne vittorioso nel giorno della resurrezione.
La Croce di san Geminiano richiama la figura e l’azione pastorale del santo vescovo di Modena Geminiano vissuto tra il 343 e il 395 d.C. e riproduce una delle due rinvenute nel 1955 nella tomba del santo Patrono; un’ipotesi suggestiva le riconduce all’abito liturgico posto da Matilde di Canossa sulle reliquie di san Geminiano durante le ricognizioni avvenute nell’anno 1106.

Terzo campo
Il terzo campo è contraddistinto dall’ oro sul quale campeggia il monogramma del vescovo forlivese san Mercuriale. L’oro è il metallo araldico che richiama la regalità. Esso esprime insieme l’inaccessibilità e la gloria di Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo. L’oro richiama il fulgore della luce che inaugurò l’evento della creazione (Gn 1,1-4) ma anche quella salvifica che è Cristo stesso: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12).
Il monogramma di san Mercuriale (SM di rosso) è contraddistinto dal pastorale episcopale e riprende quello riscontabile su un capitello del chiostro cinquecentesco adiacente all’omonima basilica.

Lo stemma di   don Erio Castellucci, Arcivescovo Metropolita di Modena – Nonantola è stato ideato, disegnato e blasonato dal grafico araldista Giuseppe Quattrociocchi (www.gqaraldica.it), mentre l’esegesi teologica è stata realizzata da Roberto Ranieri.

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.it

Fonti immagini
pagina di www.gqaraldica.it (per gentile concessione dell'autore Giuseppe Quattrociocchi)

giovedì 31 gennaio 2019

Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio

Archidioecesis Ferrariensis-Comaclensis

L'arcidiocesi di Ferrara-Comacchio è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Bologna appartenente alla regione ecclesiastica Emilia-Romagna. 
Unite in persona episcopi dal 1976, nel 1986 fu stabilita la plena unione delle due sedi di Ferrara e di Comacchio e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Il titolo di abate di Pomposa concesso dal 1964 al vescovo di Comacchio è stato trasferito all'arcivescovo della nuova circoscrizione.

Riferimenti
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org
scheda di www.beweb.chiesacattoloica.it
sito ufficiale

Nel sito dell'Archidiocesi e in alcuni alcune comunicazioni in cui essa figura (vedi ad esempio la pagina di www.ferraragesci.it oppure la pagina di ilmantellopomposa.it), compare uno stemma in alcuni elementi simile a quello dell'Arcivescovo Luigi Negri e che si può cos' blasonare/descrizione
[?] Interzato in pergola: nel 1° di ... al bastone pastorale di ... in sbarra accollato da una mitra vescovile di ...; nel 2° di ... al drago con la testa rivolta, d’oro (?), trafitto da una lancia con l’asta cimata da un pomo crocettato, il tutto d’argento (?); nel 3° di ... ai due rami di palma d’oro (?), decussati in punta e racchiudenti tre stili da scrittura d’argento (?) posti a ventaglio

Ordinari


1986-1995: Maverna, Luigi
1995-2003: Caffarra, Carlo
2004-2012: Rabitti, Paolo
2012-2017: Negri, Luigi
2017-       : Perego, Gian Carlo

venerdì 4 maggio 2018

Pizziolo, Corrado (1949- ), vescovo

Corrado Pizziolo
Vescovo di Vittorio Veneto (2007- )

Ominia propter Evangelium

Blasonatura/descrizione
Partito: nel primo d'argento, al pastorale d'oro, attraversato da un libro aperto dello stesso, scritto dalle lettere Alfa ed Omega in azzurro, foderato di rosso, ed attraversante su di una montagna di verde; nel secondo inquartato di rosso e d'azzurro, alla croce patente d'argento attraversante, radiosa d'oro

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Riferimenti araldici
pagina di www.diocesivittorioveneto.ir
Fonti immagini
pagina di www.diocesivittorioveneto

Il motto e lo stella sono così presentati nella pagina di www.diocesivittorioveneto.it 
Il motto - "Tutto [io faccio] a causa del Vangelo" (1Cor 9, 23) - e lo stemma scelti da S.E. mons. Corrado Pizziolo intendono esprimere che il ministero del vescovo è completamente a servizio del Vangelo di Gesù, il quale lo spinge a donarsi totalmente al popolo a cui è mandato.
Il "Vangelo" è certamente un libro - come è tratteggiato nella parte sinistra dello scudo - ma, prima ancora, è il lieto messaggio di Gesù. Ancor più profondamente, è la stessa persona di Gesù, Figlio eterno di Dio fatto uomo. Egli è la manifestazione dell'amore di Dio per noi uomini; è l'Alfa e l'Omega, perché in Lui è iniziata e in Lui troverà conclusione e compimento la storia di ognuno di noi e dell'intera umanità.
Ciò viene espresso, nello stemma, dai tre colori con cui il Vangelo è disegnato: l'oro che significa l'amore glorioso (cioè gratuito e senza fine) che il Padre, in Gesù, ci comunica; il rosso che indica la divinità di Gesù; l'azzurro delle lettere che richiama la sua umanità.
Sotto il Vangelo di Gesù è tratteggiato il pastorale, simbolo del ministero del Vescovo. Esso non sta sopra il Vangelo, ma sotto: illuminato dalla luce che ne promana, ma anche giudicato da essa.
Le colline vittoriesi e lo stemma della città di Vittorio Veneto
Il profilo montuoso su cui poggia il pastorale, rievocando il verde delle colline vittoriesi, indica che il servizio episcopale deve realizzarsi nella concretezza della vita di un territorio e di un popolo.
Quest'ultimo concetto ritorna anche nella parte destra dello scudo, che richiama, ma anche trasfigura, lo stemma della città di Vittorio Veneto.
Già quel simbolo civile prevede l'immagine della croce, riferimento inequivocabile alla radice cristiana del territorio e della sua cultura. Nello stemma episcopale, la croce è però allargata ai lobi e resa luminosa, nel centro, con raggi dorati. È la croce gloriosa di Gesù che ricorda la sua morte e risurrezione, compimento del suo Vangelo di amore. Essa precisa il senso cristiano dell'immagine della croce e invita a riscoprirlo. Impegna il vescovo - e con lui ogni cristiano - a ritrovare ogni giorno l'identità della tradizione cristiana per trasmetterla alle nuove generazioni.

mercoledì 4 aprile 2018

Amari, Giuseppe (1916-2004), vescovo

Giuseppe Amari
Vescovo di Cremona (1973-1978)
Vescovo di Verona (1978-1992)
Vescovo emerito di Verona (1992-2004)

Veritas in caritate

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
scheda di www.beweb.chiesacattolica.it

martedì 3 aprile 2018

Zenti, Giuseppe ( -1947), vescovo

Giuseppe Zenti
Vescovo di Vittorio Veneto (2003-2007)
Vescovo di Verona (2007- )

Mihi vivere Christus


Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
pagina di www.diocesiverona.it

Il motto e lo stemma sono così presentati nella pagina di www.diocesiverona.it
Il motto: "MIHI VIVERE CHRISTUS" è tratto dalla lettera di S. Paolo Apostolo ai Filippesi (1, 21). Questo motto ha orientato la scelta dei simboli impiegati per comporre lo scudo episcopale. Nella prima partitura (a sinistra), in posizione dominante, sta la Croce di Nostro Signor Gesù Cristo. In hoc signo vinces, il cuore misericordioso di Cristo. Da quel cuore la vita, cioè l'amore effuso sul credente e la Chiesa. Elevato da terra attirerò tutti a me (Gv 12, 32). E noi vedemmo la sua gloria (Gv 1, 14). Il monte a tre cime rappresenta la terra e con essa, tutte le genti abbracciate dalla Croce di Cristo. La terra, le genti sono elementi che alludono a qualche aspetto propriamente personale del Vescovo mons. Zenti: la terra veneta, le origini, il cognome. Maria Santissima, la madre di Dio e della Chiesa, è rappresentata dalla stella d'argento a cinque punte. Questo simbolo in alto, a sinistra della Croce, richiama l'Assunta della Cattedrale di Verona che la Chiesa Veronese invoca Madonna del Popolo. Nella seconda partitura dello scudo (a destra), il pastorale d'oro racchiude nel riccio l'immagine di Gesù Pastore che applicò a sé la qualifica di Buon Pastore (Gv 11, 14). Vuole significare che colui che tiene in pugno il pastorale richiama a se stesso l'incarico ricevuto da Cristo di essere guida, difesa, condivisione di vita col gregge affidatogli e, alle pecorelle, richiama la premura, la tenerezza del Pastore Grande delle pecore che dà la vita perché il suo gregge abbia la vita (Gv 11, 11). Il pastorale è caricato di un simbolo più propriamente veronese con il pesce appeso alla lenza. La tradizione informa che san Zeno, ottavo Vescovo di Verona (362 - 372 o 380), patrono della città e della Diocesi pescava nell'Adige. In verità viene insegnato che egli, predicando, condusse Verona alla fede cristiana. Ha tolto i veronesi dalle acque malsane del paganesimo e li ha rigenerati a Cristo con l'onda del battesimo. Il padre pastore della nostra Chiesa veronese compì l'opera evangelizzatrice con il sorriso di un'affettuosa amabilità.

domenica 25 marzo 2018

Missia, Jakob (1838-1902), vescovo, arcivescovo, cardinale di S.R.C.

Joakob Missia
Vescovo di Lubiana (1884-1898)
Arcivescovo metropolita di Gorizia e Gradisca (1898-1902)
Cardinale del titolo di Santo Stefano al Monte Celio (1899-1902)


Blasonatura/descrizione
The arms of Gorz-Gradisca: Sable, a triple transverse cross Argent, impaling per bend Azure, a lion rampant Or and bendy sinister Argent and Gules, a chief Or, an eagle issuant Sable, beaked Gules, crowned Or charged on the breast with an escutcheon Gules, a fess Argent between the initials "F", "M", "T" and "L" all Or; overall an escutcheon per fess Or, a cross botonny between the letters IHSV Sable; and Or, an eagle displayed Sable debruised in pale by a crozier Gules

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04

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Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Riferimenti araldici
pagina di slovenija.heraldry.ca

Fonti immagini
01 pagina di www.araldicavaticana.com
02 pagina di slovenija.heraldry.ca
03 pagina di commons.wikimedia.org
04 pagina di commons.wikimedia.org
05 pagina di commons.wikimedia.org

lunedì 19 marzo 2018

Matthias von Znaim, O.S.B. (fl. 1516-1532), abate

Matthias II von Znaim
Ordine di San Benedetto
Abate di Göttweig (1516-1532)

02


03

Fonti immagini
01 pagina di commons.wikimedia.org
02 pagina di commons.wikimedia.org
03 pagina di commons.wikimedia.org

mercoledì 7 marzo 2018

Mariacher, Stephan, O.Cist. (1860-1937), abate

Stephan Mariacher
Abate di Stams (1895-1937)

01a


02

02b

Riferimenti biografici
scheda di de.wikipedia.org/wiki
pagina di www.zisterzienserlexikon.de (Bibliographia Cisterciensis)

Fonti immagini
01 pagina di www.tirolerportraits.it
01a pagina di www.tirolerportraits.it
02 pagina di www.tirolerportraits.it
02b pagina di www.tirolerportraits.it

sabato 3 marzo 2018

Monastero premostratense di Brno-Zábrdovice


Premonstrátského kláštera v Zábrdovicích

Il monastero premostratense di Zábrdovice era uno dei più antichi conventi di Brno e dintorni. Fu fondato da Lev di Klobouk prima del 1209 e vicino a lui fu costruita la chiesa di St. Kunhut, che servì ai religiosi fino alla costruzione della chiesa del monastero dedicata all'Assunzione di Maria Vergine. Il monastero fu gravemente danneggiato durante le guerre hussite e le guerre ceco-ungheresi del XV secolo. Fu riparato nel secolo successivo ma fu praticamente distrutto durante l'assedio svedese di Brno nel 1643 e nel 1645. Per questo la chiesa e il monastero furono sostituiti da nuovi edifici barocchi e nella seconda metà del XVIII secolo fu aggiunto il cosiddetto nuovo convento. Nel 1784 il monastero fu soppresso.

02

Riferimenti
pagina di cz.wikipedia.org (Pagina dedicata ai monasteri di Brno tra cui quello promostratense di Zábdrovice)

pagina di ca.wikipedia.org (Chiesa dell'Assunzione di Maria di Brno-Zábdrovice)
pagina di cz.wikipedia.org (Elenco degli abati dal 1029 al 1784)


Fonti immagini
01 pagina di frypat.blog.cz
02 pagina di www.waymarking.com

Abati

[...]
1712-1738: Bartilicius, Hugo Václav, O.Praem.
1738-1777: Matuška, Kryštof Jiří, O.Praem.
[...]

mercoledì 21 febbraio 2018

Zanolini, Stefano, O.Cist. (1953?- ), abate

Stefano Zanolini
Congregazione di San Bernardo d'Italia dell'Ordine Cistercense
Abate presidente della Congregazione, 2017- 

Caritas fraternitas maneat


Fonti immagini
pagina di www.facebook.com (Marco Foppoli)

Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle (Milano)

Santae Mariae Claraevallis Mediolanensis
(Santa Maria di Roveniano)

I primi cistercensi giunsero in Lombardia nel 1134 giunsero provenienti da Moiremont, vicino a Digione. Un altro gruppo di monaci, provenienti invece da Cîteaux, giunse all'inizio del 1135 a Milano, ospiti dei benedettini di sant'Ambrogio, in sostegno di papa Innocenzo II nella disputa contro l'antipapa Anacleto II. Li raggiunse lo stesso san Bernardo di Chiaravalle che convinse i milanesi a sostenere papa Innocenzo II, mettendo fine alla disputa papale e alla lunga guerra che aveva contrapposto Milano al resto della Lombardia. Le autorità milanesi, per riconoscenza al santo si impegnarono a costruire un grande monastero; costruzione poi portata avanti proprio da Bernardo, che posizionò il complesso a cinque chilometri da Porta Romana, in una zona paludosa, poi bonificata dai monaci, a sud della città chiamata Roveniano o Rovegnano.
Nel 1442 l'abbazia venne mutata in commendam.
Dopo essere soppravvisuti alle politiche di soppressione deglio ordini monastici di Maria Teresa d'Austria, i monaci furono cacciati dall'abbazia da parte della Repubblica Cisalpina nell'anno 1798. Vi tornarono solo nel 1952 grazie all'intervento del cardinale benedettino Alfredo Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano.

02

Riferimenti
pagina di it.wikiepdia.org
sito ufficiale

Fonti immagini
01 pagina di www.tripadvisor.it
02 pagina di upload.wikimedia.org

Abati

2017-     : Zanolini, Stefano, O.Cist.

martedì 20 febbraio 2018

Diocesi di Tréguier

Diocesis Trecorensis
Diocèse de Tréguier

Alcune leggende del XII secolo raccontano che la diocesi monastica di Tréguier fu in realtà la continuazione di una sede episcopale precedente, Lexovium, oggi Yaudet nel comune di Ploulec'h, dove pontificarono ben 68 vescovi. Il primo sarebbe stato un Drennalus, discepolo di Giuseppe di Arimatea, giunto in Bretagna nel 72 d.C. Secondo una cronaca del XII secolo, l'Indiculus de episcoporum depositione, la diocesi di Tréguier fu eretta nell'848 dal primo re bretone, Nominoë, in concomitanza con la riforma della Chiesa bretone operata dal re. Altre ipotesi ritengono che la diocesi sia stata fondata verso la fine del X secolo (nel 970 circa, data della prima attestazione della diocesi in un atto), in concomitanza con la riorganizzazione della Bretagna dopo la partenza dei Normanni. Il primo vescovo di Tréguier attestato storicamente è Guglielmo, che è menzionato nel 1032 nell'atto di fondazione dell'abbazia di San Giorgio di Rennes.
La diocesi fu soppressa in seguito al concordato da papa Pio VII del 29 novembre 1801 e il suo territorio incorporato in quello delle diocesi di Quimper e di Saint-Brieuc.
Dal 23 gennaio 1852 ai vescovi di Saint-Brieuc è stato concesso di aggiungere al proprio titolo quello di vescovi di Tréguier.

Riferimenti
pagina di www.catholic-hierarchy.org
pagina di fr.wikipedia.org
pagina di it.wikipedia.org
pagina di www.infobretagne.com (Evêché de Tréguier)

Fonti immagini
pagina di upload.wikimedia.org


venerdì 9 febbraio 2018

Lovey, Jean-Marie, C.R.B. (1950- ), vescovo

Jean-Marie Lovey
Superiore generale (2009-2014)
Vescovo di Sion (2014- )


Evangelii gaudium

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarcky.org
pagina di www.ivescovi.ch


Fonti immagini
pagina di www.ivescovi.ch

Note 
La forma della partizione, detta a "cappa" è stata messa in relazione ai simboli "di religione" e farebbe riferimenti alla spiritualità monastica nello specifico quella agostiana la cui regola è seguita dai Canonici del Gran San Bernardo e al cui emblema rimanda il cuore fiammeggiante. Nella cappa destra gli elementi dello stemma della diocesi di Sion.