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martedì 17 aprile 2018

NN_069

NN_069
stemma prelatizio ?
ambito territoriale dell'attuale diocesi di Padova
produzione ambito veneto sec. XX

Fonti immagini
scheda di www.beweb.chiesacattolica.it

sabato 13 gennaio 2018

Pompallier, Jean Baptiste François, S.M. (1801-1871), vescovo

Jean Baptiste François Pompallier
Società di Maria (Maristi)
Vicario apostolico dell'Oceania occidentale,
poi conosciuto come della Nuova Zelanda (1836-1848)
Vescovo titolare di Maronea (1836-1848)
Amministratore apostolico di Auckland (1848-1860)
1° Vescovo di Auckland (1860-1869)
Arcivescovo titolare di Amasea (1868-1871)

Blasonatura/descrizione
De... au pont à 3 arches d'argent sur des flots de..., sommé d'un oiselet de... contourné et accosté de 2 gerbes de ...; le tout surmonté d'un croissant de... au milieu du chef, supportant le monogramme couronné et rayonnant de la Vierge de...

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Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di racinesenseine.fr

Riferimenti araldici
pagina di racinesenseine.fr

Fonti immagini
01-03 pagina di racinesenseine.fr
04 pagina di www.tahiti-infos.com

Bataillon, Pierre, S.M. (1810-1877), vescovo

Pierre Maria Bataillon
Società di Maria (Maristi)
1° Vicario apostolico dell'Oceania centrale (1842-1863)
1° Vicario apostolico delle Isole dei Navigatori o Samoa (1850-1870)
Vescovo titolare di Eno (1842-1877)

Spes nostra

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchi.org

martedì 7 novembre 2017

Olivero, Derio (1961- ), vescovo

Derio Olivero
Vescovo di Pinerolo (2017- )

Quid quaeritis

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Lo stemma e il motto sono così presentati nella pagina di www.vocepinerolese.it
Lo stemma del nuovo vescovo di Pinerolo, don Derio Olivero, porterà il motto “Quid quaeritis”, versione latina delle parole rivolte da Gesù ai discepoli che lo stanno seguendo (e pertanto l’evangelista annota il particolare plastico del suo voltarsi e dell’osservarli). “Che cosa cercate?”, in greco “tì zeteìte” (Gv 1,38). «Gesù viene sulla terra per farci fare domande, per sostenere la nostra quotidiana ricerca. Non abbiamo verità assolute, ma possiamo rimanere in ricerca con ogni uomo e ogni donna», commenta don Derio presentando il suo stemma come una “fotografia”. Il tema dei “cercatori di Dio” richiama alla memoria il titolo di una lettera dei vescovi elaborata nel 2009 come “punto di partenza per dialoghi destinati al primo annuncio della fede in Gesù Cristo”. E’ quasi un lancio di una missione, sullo stile di un «Dio grandioso, che largheggia perché è un Padre misericordioso, pronto a spingersi sempre molto più in là del dovuto». Proseguendo nel brano evangelico evocato da don Derio, Gesù risponde alla richiesta dei discepoli che gli chiedono “dove dimori?” con un’esortazione (“venite e vedrete”) che li fa passare dal livello teorico della formazione (chiamano Gesù “Rabbì”, maestro) all’azione. Questa urgenza del seguire Gesù, del mettersi per la strada impervia del discepolato potrebbe essere una chiave di lettura di quell’ornamento dello stemma che è il cappello a larghe falde da cui si dipartono i fiocchi e le sei nappe per parte che insieme al colore verde contraddistinguono il titolo del vescovo. E’ un cappello da pellegrino e il tema del pellegrinaggio potrebbe ricordare le scarpinate in montagna che sicuramente il vescovo vorrà fare con i suoi giovani.
Le altre immagini intendono ricordare la sua storia e i suoi sogni «perché sono solo i sogni a muovere i piedi». «Ho lavorato a lungo la terra e porto in me l’amore per la terra» è la nota biografica all’immagine del seminatore che via via si approfondisce, «Dio è un seminatore che largheggia, che crede al terreno buono e anche alla strada e ai rovi». Anche don Derio vorrà essere un buon seminatore, «butta per terra un prodotto prezioso, senza sapere come andrà la stagione, eppure si fida». E’ il tema della grazia, della fiducia nella provvidenza che tanto ha segnato la storia della fede popolare.
Il castello a 4 torri ricorda la sua vocazione nata e cresciuta a Fossano, cittadina che vanta un Castello dei Principi d’Acaya con quattro torri angolari quadrate, edificato nel 1324-32. E’ un altro riferimento «alla società, al mondo intero», il Vescovo lavora «perché la Chiesa possa essere un regalo per la società, soprattutto per i più fragili». Sottolineerei anche una dimensione sociopolitica, dato che il castello era verosimilmente abitazione dei Principi: il modo di lavorare con gli uomini e le donne di oggi può attivare la partecipazione, porre le relazioni al centro, prima di qualsiasi programma.
Non potevano mancare le stelle, dal nome completo del Vescovo, “Desiderio”, con l’etimologia “de-sidera”, «mi mancano le stelle». «Ho bisogno di qualcosa che brilli per trovare un senso alla mia esistenza». Il numero, dodici, richiama «il cammino iniziato dai primi testimoni (i Dodici)» ed anche le dodici tribù d’Israele. Don Derio parla di “cambiamento d’epoca” (meglio del consueto “crisi”) in cui «siamo tentati di guardare le stelle del passato con nostalgia oppure di rinunciare alle stelle perché troppo sfiduciati». Spera di essere un Vescovo «capace di accendere passione e speranza».
Non sfugga nello stemma vescovile la presenza della croce d’oro ad un braccio con cinque pietre preziose rosse, raffiguranti le cinque piaghe di Cristo. Occorrerebbe riprendere in mano le opere di Antonio Rosmini per approfondire come intese una riforma della Chiesa ma il riferimento principale è quel «Dio che nel Crocifisso mostra il significato vero dell’immagine del seminatore, amore senza misura, dono gratuito».
Sarà una coincidenza, ma anche il vescovo di Torino per parlare quest’anno ai giovani e agli educatori nella prospettiva del Sinodo dei giovani che si celebrerà nel 2018, ha scelto il medesimo brano del vangelo di Giovanni. In relazione al “Quid quaeritis” nella sua ultima lettera (“Maestro, dove abiti?”) ha parlato di comunità educante e di cabina di regia per la pastorale giovanile. “La comunità educante è chiamata a coinvolgere e valorizzare i giovani, la loro unicità e il loro essere in cammino”, scrive Cesare Nosiglia. Ritorna il tema della strada, “venite e vedrete”.


Mazzocato, Andrea Bruno (1948- ), vescovo, arcivescovo

Andrea Bruno Mazzocato
Vescovo di Adria-Rovigo (2000-2003)
Vescovo di Treviso (2003-2009)
Arcivescovo metropolita di Udine (2009- )

Pro vobis in Christo ministri

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Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di it.wikipedia.org

Fonti immagini
01 pagina di www.diocesiudine.it
02 pagina di upload.wikimedia.org

Presentazione dello stemma dalla pagina di www2.diocesiudine.it
Lo  stemma  scelto  da  mons.  Andrea  Bruno Mazzocato  vuole  esprimere  il  mistero  di  Dio con gli  uomini  e l’esperienza  del  Vescovo,  chiamato  a servire la Chiesa, Sposa di Cristo, come Successore degli Apostoli. 
La  parte  superiore  si  riferisce  alla  tradizione ecclesiale  aquileiese  che  è all’origine dell’Arcidiocesi di Udine: sono raffigurati, infatti, i santi  martiri  aquileiesi  Ermacora e Fortunato  e l’aquila  gialla  in  campo  blu,  emblema  del Patriarcato. 
La  parte  inferiore  rappresenta  la  realtà  umana dove, da un lato, sullo sfondo rosso, le quattro sfere simboleggiano i punti cardinali (la terra) e dall’altro,  sullo  sfondo  argento,  il pastorale  e  la  lampada  stanno  a  significare  i  compiti fondamentali del pastore: la guida del gregge all’ovile di Cristo e l’annuncio della Parola di Dio, luce che illumina la via che porta all’incontro con il Risorto.
La realtà divina e quella umana sono idealmente unite dall’arcobaleno, simbolo dell’alleanza tra Dio e gli uomini;  tale alleanza si  realizza pienamente in Gesù Cristo, rappresentato dalla goccia d’olio, per indicare che egli è il Messia, l’Unto di Dio. La goccia, inoltre, indica il crisma con  cui vengono consacrati i ministri. A  completamento, le dodici stelle, richiamo di Maria, mediatrice della grazia divina. 
Lo sfondo simbolico di questo insieme è lo scudo, immagine cara a san Paolo, per esprimere la fede, la quale spegne “tutti i dardi infuocati del maligno” (Ef 6,16). 
Il motto Pro vobis, in Christo, ministri dice la volontà del nuovo pastore di essere ministro di Cristo, annunciatore del suo Vangelo di salvezza, custode e dispensatore fedele dei misteri di Dio. 
Le insegne arcivescovili prevedono il galero (il cappello) con quattro file di fiocchi, il tutto di color verde. Per un privilegio particolare dell’Arcidiocesi di Udine, in quanto erede della tradizione patriarcale di Aquileia, viene aggiunto l’interno di color “rosso patriarchino”. Infine, poiché l’Arcivescovo è Metropolita lo stemma viene fregiato del pallio, ovvero una striscia di stoffa  di lana bianca con quattro piccole croci nere che il Metropolita indossa durante la celebrazione eucaristica.

giovedì 2 novembre 2017

Barillari, Giuseppe (1847-1902), vescovo

Giuseppe Barillari
Vescovo coadiutore di Cariati (1895-1902)
Vescovo titolare di Memfi (1895-1902)

02

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org

Fonti immagini
01 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it
02 scheda di www.beweb.chiesacattolica.it

giovedì 26 ottobre 2017

Beloto, Roberto Paulo (1957- ), vescovo

Paulo Roberto Beloto
Vescovo di Formosa (2005-2013)
Vescovo di Franca (2013- )

Evangelii servus

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org

Fonti immagini
pagina di diocesedeformosa.org.br

lunedì 6 febbraio 2017

Gilson, fr. José, O.F.M.Cap. (1957- ), vescovo

Fr. José Gilson
Ministro provinciale (1997-2000)
Vescovo di Erexim (2012- )

In caritate deligere et servire

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di pt.wikipedia.org

Fonti immagini
pagina di pt.wikipedia.org

Lo stemma e il motto sono così presentati nella pagina di pt.wikipedia.org
No primeiro campo em azul, aparece a letra “M” (abreviação de Maria) envolta com doze estrelas, douradas. O azul simboliza caridade e justiça e, além disso, a grande devoção à Virgem Maria da Igreja, da Diocese e da Ordem Franciscana, a defensora da Imaculada Conceição. No segundo campo, em área vermelha para indicar a fortaleza e a decisão no agir, aparece o emblema da Ordem Franciscana, com um braço de Cristo e outro de São Francisco de Assis, em forma da cruz de Santo André, tendo as mãos estigmatizadas indicando a Ordem à qual o Bispo pertence. Na base interna, atravessando os dois campos, vê-se um livro aberto, simbolizando a Palavra de Deus e a presença de Cristo através dos tempos nas letras Alfa e Ômega (princípio e fim de tudo). O escudo é encimado por uma cruz episcopal dourada com três pontas sobre um mastro, coberta por um chapéu prelatício, do qual pendem cordões que se unem em três ordens de 1, 2 e 3 flocos, num total de 12 para os bispos, simbolizando os 12 apóstolos. E tudo em cor verde, que indica esperança, fé e amizade. Sob o escudo, uma faixa prateada, na qual aparece, em maiúsculo, a frase “In caritate deligere et servire” (Amar e servir na caridade), o lema fundamental da missão do Bispo.
Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2017

sabato 4 febbraio 2017

Nori Sturm, fr. Cláudio, O.F.M.Cap. (1953), vescovo

Fr. Cláudio Nori Sturm
Ministro provinciale della Provincia di Paraná-Santa Catarina
Vescovo di Patos de Minas (2008- )

Manete in dilectione mea

Riferimenti biografici
scheda di www.catholic-hierarchy.org
pagina di press.vatican.va

Lo stemma e il motto sono così descritti nella pagina di www.diocesedepatosdeminas.org.br:
O Brasão se apresenta através das formas e cores, apontando para a espiritualidade franciscana que está na origem da vocação de Dom Claudio Nori Sturm, simbolizada no Tau marrom. Ao mesmo tempo, indica a fonte da vida que brota da Palavra de Deus, representada na Bíblia, norteando todo seu ser e agir. A Palavra semeada com Fé, alimenta a esperança, sustenta a caridade e anuncia abundante colheita na messe do Senhor, visualizada no verde e amarelo. Tudo sob a proteção da Virgem do Rosário, Mãe de Deus, que estende seu manto protetor. Na cor azul está simbolizada atenda de Javé que se estende sobre a criação. O bispo, envolvido e abrasado pelo amor de Deus, é conduzido pela luz divina para a vinha do Senhor, comprometido e identificado com o rebanho a ele confiado. Norteado pelo seu lema: “Manete in dilectione mea” (“Permanecei no meu amor”), conclama todos os fiéis a permanecerem unidos em Cristo, que é a videira e o Pai, o agricultor. “Quem permanecer em Mim produzirá muitos frutos” (Jô 15,5).

Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2017